EPILESSIA

È una malattia subdola caratterizzata da crisi improvvise che hanno origine nel cervello.
Il nome della malattia, epilessia, deriva da un termine greco che significa “essere colti all’improvviso”. La caratteristica principale di questo disturbo è la presenza di crisi convulsive che compaiono improvvisamente, dovute a una scarica elettrica anomala, sincronizzata e duratura, dei neuroni (cellule del cervello).
Essi compongono una wsor5ta di vasta rete elettrica: ogni neurone, se stimolato, “si accende”, mandando una piccola scarica elettrica agli altri neuroni ai quali è collegato.
Nelle persone che soffrono di epilessia, i neuroni si comportano in modo anomalo: diventano iperattivi, lavorano a un ritmo superiore del normale e, spesso, producono contemporaneamente una scarica elettrica, che può rimanere confinata al gruppo di neuroni di origine oppure può propagarsi a tutto il cervello, provocando sintomi differenti.
Si verifica un temporaneo e repentino disturbo delle funzioni nervose, che si manifesta in modo differente da caso a caso, a seconda dei neuroni coinvolti e delle funzioni svolte da queste cellule. Le crisi possono essere anche molto frequenti, ripetendosi più volte nell’arco di una sola giornata, oppure più rare.
La persona in preda a un attacco perde improvvisamente coscienza e manifesta movimenti di tipo convulsivo, come tremori e scosse muscolari.
In alcuni casi, dopo la perdita di coscienza, la persona comincia a ripetere una serie di azioni, come masticare o toccare gli oggetti circostanti, in modo quasi meccanico.
In altre situazioni si avvertono sensazioni strane, come rumori particolari, lampi di luce, formicolii, angoscia, odori anomali e l’impressione di essere in un sogno e non nella realtà.
Solitamente la crisi dura pochi secondi e non va mai oltre qualche minuto.
Si distinguono due tipi di epilessia:
– Primaria o idiopatica: la persona colpita non è affetta da un’anomalia op lesione al cervello e le cause delle crisi sono sconosciute, ma spesso riconducibili a un’origine genetica.
– Secondaria o sintomatica: è la conseguenza di una lesione cerebrale, che può dipendere da diversi disturbi, come malformazioni di una particolare parte del cervello, la corteccia, problemi di ossigenazione dell’organo al momento della nascita e varie malattie che lo possono interessare (dai traumi ai tumori).
La distinzione fondamentale è tra crisi generalizzate, durante le quali le scariche anomale iniziano contemporaneamente nei due emisferi del cervello, e crisi parziali, caratterizzate dalla presenza delle scariche anomale in una determinata parte dell’organo.
Le crisi generalizzate più frequenti sono:
– Le mioclonie, repentine scosse muscolari a gambe, braccia e tronco, che determinano la perdita di sensibilità alle mani;
– Le assenze, o “piccolo male”, durante le quali si verifica una perdita di coscienza per qualche secondo e la breve scossa dei muscoli delle palpebre.
Esiste poi la crisi convulsiva generalizzata, detta “grande male”, che può avere sintomi premonitori (“aura”) quali ansia, mal di testa e irritabilità. Si riconosce per la perdita di coscienza, la deviazione degli occhi verso l’alto, la perdita di urine, la comparsa di contrazioni muscolari simmetriche in tutto il corpo che, dopo qualche secondo, vengono intervallate da brevi rilassamenti. La durata è di circa un minuto e lascia, come conseguenza, uno stato confusionale, una sensazione di stanchezza e dolori muscolari generalizzati.
Le crisi parziali si dividono in due categorie:
– Semplici: durante vengono conservate la coscienza e la memoria e si verificano contrazione muscolari a una gamba o a un braccio, formicolii, strane sensazioni visive e uditive, fastidi allo stomaco e alla gola, palpitazioni e comparsa di rossore in volto. A ciò si aggiungono stati d’animo di angoscia e paura, l’impressione di aver già vissuto quella scena e una percezione distorta della propria persona, dell’ambiente e del tempo.
– Complesse: anche lo stato di coscienza viene alterato: parlare diventa impossibile, la persona è confusa e compie movimenti automatici del volto e del tronco, con gesti ripetuti della bocca e delle mani.
Soffrire di epilessia significa essere sottoposti, in modo imprevedibile e ingovernabile, a momenti duranti i quali non si è in grado di dominare e controllare le proprie azioni.
I rischi sono molti, soprattutto perché la persona colpita è limitata in molte attività, anche quotidiane: dall’utilizzo di macchinari, strumenti, utensili alla guida dell’automobile.
Le implicazioni sociali, affettive e relazionali dell’epilessia sono tante. Una persona con crisi epilettiche ha maggiori difficoltà d’integrazione a scuola, tra i coetanei e nel mondo del lavoro perché esiste ancora un certo grado di diffidenza e di timore verso questa malattia.
Per diagnosticare l’epilessia è necessario raccogliere accuratamente i dati relativi ai sintomi e alla storia clinica della persona, che deve comprendere anche i racconti di chi ha assistito alla crisi.
L’elettroencefalogramma è l’esame fondamentale perché rileva l’attività elettrica del cervello, il tracciato mostra, in molti casi, alterazioni caratteristiche della malattia. Altri esami utili sono la Tac e la risonanza magnetica, allo scopo di rilevare la presenza di eventuali lesioni o traumi cerebrali, possibili cause degli attacchi epilettici.
Per individuare la zona del cervello da cui nascono le crisi vengono impiegati sistemi combinati di registrazione dell’elettroencefalogramma e di una nastro video. La persona viene collocata davanti a una telecamera e sottoposta all’elettroencefalogramma: si attende la comparsa della crisi, allo scopo di monitorarla.
Con alcuni farmaci si possono contrastare i sintomi, permettendo alla persona di condurre una vita normale. I medicinali antiepilettici (valproato, carbamazepina, fenitoine e fenobarbital) sono efficaci in una buona percentuali di casi e sono in grado di controllare la tendenza dei neuroni a produrre scariche elettriche in quantità eccessiva.
La cura è impegnativa, deve essere costante, considerato il fatto che l’effetto svanisce dopo poche ore. I farmaci devono essere presi regolarmente per diversi anni e spesso per tutta la vita.
Nei casi più seri, che interessano principalmente coloro che soffrono di crisi non controllabili con i farmaci, è possibile intervenire chirurgicamente, asportando la zona del cervello da cui ha origine la crisi epilettica.
È necessario essere assolutamente certi che le crisi nascano in una zona ben precisa del cervello (focolaio epilettico), che deve essere asportabile senza conseguenze per le funzionalità delle altre aree cerebrali.

EPILESSIAultima modifica: 2012-07-21T12:12:38+00:00da bracca82
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