Il watsu

Il watsu nacque alla fine degli anni Settanta in California, dalle intuizioni dell’americano Harold Dull, insegnante di shiatsu. Egli pensò di applicare lo shiatsu nelle piscine termali, e vide che i benefici erano notevoli. Studiò quindi il modo di adattare le tecniche shiatsu all’acqua; ma ben presto elaborò il watsu come una disciplina a sé, arricchito da altre tecniche per il benessere come il lavoro sul respiro (breathwork). Oggi il watsu è molto usato in tutto il mondo. In Italia è arrivato negli anni Novanta, e attualmente è praticato in molti centri termali e benessere.

 

Composto da due nomi uniti fra loro, water (acqua in inglese) e shiatsu, il watsu è lo “shiatsu in acqua”. E proprio come lo shiatsu non è un massaggio, ma un lavoro sull’energia vitale: lo shiatsu classico è una terapia manuale di origine giapponese basata su pressioni esercitate da un operatore su punto precisi (derivati dall’agopuntura cinese ma diffusi in tutte le medicine orientali) del corpo di chi riceve il trattamento.

 

Nel watsu tutto ciò avviene in piscina, grazie all’acqua. L’operatore, immerso fino alla vita insieme alla persona da trattare, sfrutta l’ambiente liquido per favorire il rilassamento del corpo, promuovere l’allungamento e la distensione degli arti, smuovere l’energia e orientarla nella corretta direzione, anche effettuando alcune pressioni dello shiatsu. Nell’acqua è il liquido stesso a premere sui punti giusti e a donare così relax e benessere.

 

Anche se può aiutare a risolvere alcuni disturbi particolari, il watsu in sé non è una terapia. È piuttosto un’”arte per la salute”, una pratica che agisce sulla globalità della persona, un lavoro profondo su se stessi che trasforma e dona benessere a corpo e mente.

 

Nell’acqua, e soprattutto galleggiando, il corpo abbandona le rigidità: normalmente il 90 % delle tensioni muscolari servono a controbilanciare la forza di gravità, che in acqua è molto ridotta. L’acqua favorisce un rilassamento più completo di quello cui si arriva con i trattamenti fatti “all’asciutto”: la colonna vertebrale, le gambe e il bacino, il sistema nervoso sono liberi dal peso e dalle conseguenti tensioni che normalmente devono subire. Le articolazioni sono più mobili; la circolazione sanguigna e quella linfatica sono più fluide e depurano meglio muscoli e tessuti; tutto il corpo ha minore bisogno di ossigeno per sostenere le attività corporee, e la respirazione è più ampia e profonda. Il lavoro dell’operatore trova meno resistenza, e il rilassamento diventa più facile e intenso.

 

Il watsu è particolarmente indicato per le donne. Il corpo femminile, come l’acqua in cui avviene il trattamento, è sempre immerso nella ciclicità e nella fluidità della natura.

 

Mestruazioni, gravidanza e parto, menopausa, sono i passaggi più forti, ma anche i semplici mutamenti di umore spesso possono disturbare: il watsu aiuta ad affrontare tutti questi momenti. Nell’acqua si riesce ad avere una migliore percezione del proprio corpo e si sperimenta una maggiore facilità ad accettarlo anche in situazioni difficili, in presenza di disturbi e nei periodi di grande trasformazione. Il watsu è un percorso rilassante e piacevole, in cui si è condotte a sperimentare una dimensione nuova e salutare: l’immersione totale nell’acqua e in se stesse. Si viene cullate e tenute in braccio dall’operatore (in genere si galleggia, con la testa appoggiata sul suo braccio) e accarezzate dal movimento dell’acqua. Man mano ci si sente più leggere e distese, abbandonate e fiduciose, accolte e sorrette dalla persona e dal liquido, fino a sentirsi come l’acqua: si arriva dappertutto, si riempie ogni vuoto, si fluisce e la mente si libera da paure e ansie.

 

Si possono rivivere in modo protetto anche esperienze negative e ferite emotive, e trovare una nuova confidenza interiore risolvendo spesso difficoltà di relazione con gli altri. Si riesce ad “ascoltare” il proprio corpo in modo molto profondo, perché il contatto con l’acqua è diffuso e continuo: è questa la principale differenza del watsu con un massaggio, con un trattamento shiatsu o di altro tipo fatto all’asciutto, nei quali la pelle e il corpo vengono stimolati solo a settori, una parte per volta.

 

Il watsu si fa in coppia (l’operatore e “chi riceve”, in una piscina dal fondo basso, con l’acqua alla temperatura corporea (riscaldata a 36-37 gradi), che arriva all’altezza del torace.

 

Dapprima si viene invitate a respirare con calma e profondamente, e a stare in piedi con le gambe flesse e un po’ allargate, lasciando che il corpo si muova al ritmo del respiro, mentre l’operatore fa lo stesso, per entrare in sintonia. Quando ci si sente rilassate, ci si lascia galleggiare, tra le braccia dell’operatore, che sostiene il corpo assecondando il suo ondeggiare. Ma anche movendolo con lentezza e in modo che l’acqua, fluendo e rifluendo, lo massaggi piano in ogni parte.

 

L’operatore compie alcune pressioni tipiche dello shiatsu, per liberare dalle tensioni e favorire un rilasciamento profondo di muscoli, tessuti e sistema nervoso. Fa da “maestro”, conducendo il corpo di chi riceve il trattamento in una vera e propria danza acquatica al ritmo del respiro.

 

Dopo un po’ di pratica, ci si può scambiare watsu anche se non si è operatori: è molto indicato e usato dalle coppie.

 

A occhi chiusi, sentendo solo il rumore dell’acqua che scorre, abbandonate, si percepiscono piano piano il corpo che diventa più leggero e quasi privo di confini, e la mente che si fa più aperta e ricettiva. È uno degli effetti dell’acqua calda: i pori si aprono e i capillari sanguigni si dilatano, e la sensazione del confine corporeo diventa più sottile e indefinita, mentre in quella fredda i pori della pelle si chiudono e i capillari si restringono, accentuando il senso del confine fisico.

 

Così isolate dal mondo, nel watsu si riescono a cogliere i messaggi più sottili dall’interno del proprio organismo: i ritmi del cuore e della respirazione, formicolii, torpori, sensazioni di piacere, pesantezza o tensione.

 

Con il watsu può succedere persino di provare sensazioni che fanno pensare alla vita prenatale nel liquido amniotico, una sorta di ritorno alle origini. Non è una regressione all’inconscio, ma un modo per sentire con chiarezza il significato delle proprie sensazioni ed emozioni. Un modo per sentirsi di nuovo al centro di se stesse.

 

Nel watsu nasce un contatto fisico profondo molto intimo, intenso e piacevole, con l’operatore, senza che ci sia nulla di sensuale. È un modo per esplorare il piacere del contatto corporeo e dell’abbandono al sostegno di un’altra persona, senza implicazioni erotiche. Aiuta anche a comprendere meglio il proprio modo di dare e percepire affetto. È utile soprattutto agli uomini, che spesso non riescono a distinguere fra le sensazioni piacevoli, anche sensuali, che nascono dal contatto fisico, e l’intenzione, quasi il dovere, di avere rapporti sessuali.

 

Le sedute di watsu possono essere individuali e di gruppo. In questo caso, dopo che ogni componente del corso ha appreso le tecniche personalmente con l’operatore, si lavora in coppia con gli altri allievi. In genere tra persone dello stesso sesso, per esplorare il piacere del contatto corporeo e dell’abbandono al sostegno di un’altra persona senza altre implicazioni. Chi lo desidera può praticare il watsu insieme al proprio partner: la scoperta della piacevolezza del contatto fisico fuori dalla sfera sessuale aiuta le coppie che hanno problemi di comunicazione a ritrovare una maggiore confidenza con la sensualità e con il corpo.

 

Fra gli effetti dl watsu, a livello corporeo, ci sono soprattutto i benefici sulla circolazione e sulla postura, grazie alla distensione muscolare e alla grande libertà di movimento delle articolazioni. I giovamenti alla colonna vertebrale si estendono a tutto l’organismo: i nervi che da essa si dipartono per raggiungere gli organi del corpo, sono liberi da compressioni e tensioni. Il watsu migliora inoltre la respirazione, che diventa più ampia e calma.

 

Agisce anche sulla sfera psichica ed emotiva, perché il benessere e la distensione che produce a livello fisico, portano a un aumento della circolazione di endorfine, sostanze prodotte dal corpo che provocano sensazioni di piacere e quiete e contrastano ansia, stress e paure (compresa quella dell’acqua). Grazie a tutto ciò, migliorano anche le relazioni con le persone e con l’ambiente circostante.

 

Il watsu è una forma particolare di meditazione, perché porta a distaccarsi dalle ansie quotidiane, e permette un profondo contatto interiore con se stesse.

 

Le sedute di watsu seguono uno schema base di massima, ma sono molto personalizzate, secondo le esigenze individuali. Durano da mezz’ora a un’ora. In genere per un problema specifico si svolgono ogni settimana, ma in casi particolari possono essere anche quotidiane.

 

Le singole sedute costano fra i 50 e gli 80 €.

 

Possono essere organizzati anche incontri di gruppo, che di solito si svolgono nell’arco di un week-end in strutture termali e costano fra i 100 e i 150 €, escluse le spese per la permanenza. L’operatore segue a turno tutti i partecipanti che, poi, praticano anche in coppia fra loro.

 

Info:

 

www.watsu.it

 

una struttura che fa formazione watsu per fisioterapisti, trattamenti individuali e incontri rivolti alle coppie è la Fondazione Apostolo di Merate (LC), indirizzo web www.fondazioneapostolo.it – tel. 0399920076. Il sito internazionale di Harold Dull è www.waba.edu.

 

Il watsuultima modifica: 2007-10-17T15:08:44+00:00da bracca82
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