I ricordi

Senza passato non c’è neppure futuro, perché i ricordi e la capacità di immaginare il domani vanno a braccetto. Alcune delle persone che presentano deficit di memoria hanno subito danni all’ippocampo, l’area del cervello incaricata di smistare e immagazzinare i frammenti dei ricordi.

 

Queste lesioni (causate da una prolungata mancanza di ossigeno, per esempio in seguito a un infarto cerebrale) li rendono incapaci di rammentare il passato, anche se sono in grado di rievocare fatti isolati e nomi, come quelli dei parenti più stretti.

 

Chiediamo a un gruppo di volontari, 5 pazienti colpiti da amnesia e 10 volontari senza alcun problema cerebrale, di immaginare 10 scenari ipotetici. Sette fanno riferimento a situazioni di carattere generale: andare al mare, oppure in un museo, in un pub, al supermercato ecc. Tre scenari sono legati esplicitamente a situazioni personali: il pranzo di Natale, una gita in programma per il week-end successivo, il possibile incontro con un amico. A tutti viene raccomandato di sforzarsi per dare libero sfogo all’immaginazione e creare qualcosa di realmente nuovo nella loro mente. Ognuno dovrà poi indicare, da 1 a 5, il livello di difficoltà che incontra nel creare questi scenari. Non ci sono differenze particolari nella percezione della difficoltà a immaginare. Ben diversi sono gli scenari che emergono, soprattutto considerando la ricchezza di particolari, le relazioni spazio-temporali e il numero degli oggetti nominati.

 

I 10 pazienti sani non hanno alcun problema a costruire l’immagine richiesta, resa nitida da dettagli su cose e persone, e da grande partecipazione emotiva. Gli altri 5 si trovano in difficoltà. Ci forniscono versioni poco omogenee, scene confuse e prive di dimensione spaziale. Descrivono i singoli oggetti o persone, ma non sanno collocarli in un contesto e legarli insieme. Per esempio, un paziente con amnesia al quale viene domandato di immaginarsi a fare la spesa in un mercato, riesce a rispondere solo così: “Vedo gente, molta gente. Non molti uomini, ci sono soprattutto giovani donne. E vanno tutti di fretta”. Manca del tutto il punto di vista personale, nessuna emozione o commento traspare dal racconto.

 

L’ippocampo è la regione del cervello centro di elaborazione dei ricordi quotidiani, ma serve anche a supportare la capacità di immaginare qualsiasi scenario, anche futuro, e collocarlo in un luogo preciso, dando una sorta di impalcatura spaziale.

 

L’archivista incaricato di smistare i dati nel cervello è l’ippocampo, un’area relativamente piccola, formata solo da alcune centinaia di migliaia di cellule nervose. Dimensioni così ridotte non consentono di contenere grandi quantità di dati. Per questo l’ippocampo vaglia le informazioni in arrivo, cancellandone alcune, e le manda poi nelle aree della memoria a lungo termine, dove vengono conservate. Con l’età, una parte delle cellule dell’ippocampo muore e non viene più sostituita. Ciò riduce la possibilità di mantenere le notizie recenti, ma non altera l’archivio dei ricordi. Per questo un anziano può dimenticare una cosa appena appresa ma ricordare eventi di trent’anni prima.

 

I ricordiultima modifica: 2007-10-16T11:51:13+00:00da bracca82
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