Picologia transazionale

Ognuno di noi, a seconda dei momenti della vita, si può comportate in modo più infantile e spontaneo, o più adulto e responsabile, oppure più protettivo e tendente a imporre delle regole.

 

Siamo bambini quando non resistiamo di fronte a un goloso gelato, adulti quando rispettiamo una scadenza sul lavoro, genitori quando raccomandiamo al nostro partner di coprirsi bene per non prendere freddo…

 

Genitore, adulto e bambino sono anche stati dell’Io, modi di essere e di sentire che convivono, senza alcuna forzatura, in una stessa persona.

 

L’Analisi Transazionale è una teoria psicologica che mira al raggiungimento del benessere e dell’equilibrio dell’essere umano e all’armonia nelle relazioni interpersonali.

 

I suoi concetti base sono comprensibili a tutti e possono aiutare a capire meglio se stessi e gli altri.

 

La Psicologia Transazionale è stata ideata da Eric Berne, psichiatra di origini canadesi vissuto negli Stati Uniti, che ha elaborato le sue idee a partire dalla fine degli anni 50 sino al 1970, anno della sua morte.

 

Berne, che ha studiato psicoanalisi, da questa ha mutuato l’idea dell’importanza dell’infanzia nel plasmare l’individuo; criticava i tempi lunghi della cura e l’eccessiva attenzione alla parte interiore dell’individuo a scapito del comportamento esteriore. Pensava che fossero importanti i pensieri e i sentimenti di una persona, ma che lo siano altrettanto i suoi comportamenti, visto che è il modo di agire nel mondo (e soprattutto il modo di relazionarsi con gli altri), alla fine, che esprime la personalità di ciascuno e rende possibile la felicità dell’essere umano.

 

Da qui la sua teoria, che prende l’avvio e il nome dal concetto di transazione. Il termine ha un originario significato economico: Berne lo ha scelto per indicare che ogni comunicazione è uno scambio, contiene una richiesta di qualcosa a qualcuno.

 

Analizzare questi scambi può rivelare moltissimo di una persona: si potrebbe riassumere il concetto nello slogan “dimmi come comunichi e ti dirò chi sei”.

 

E diventare consapevoli delle proprie transazioni, del proprio modo di comunicare, e magari imparare a renderle più equilibrate e utili al nostro scopo, può aiutarci a migliorare la vita.

 

Ognuno di noi, secondo la psicologia transazionale, è il risultato di tre componenti fondamentali:

 

1)      Il bambino: la nostra esperienza infantile non viene mai cancellata: il bambino che siamo stati continua a vivere dentro di noi, sia in senso positivo, come risorsa, sia in senso negativo, come limite alle nostre possibilità. Non dimentichiamo il nostro carattere, le nostre esperienze, l’influsso dei genitori e delle altre persone che hanno avuto cura di noi nei primi anni di vita. Ciascuno è un Bambino particolare: qualcuno è più solare ed estroverso, qualcun altro è più timido e schivo; qualcuno è più libero e qualcun altro è vittima di numerosi condizionamenti. In generale la nostra parte bambina ha le caratteristiche tipiche dell’infanzia: spontaneità e vitalità, fresca immediatezza, voglia di amore. E, nello stesso tempo, vulnerabilità, incapacità di gestirsi secondo una ragione ancora in via di sviluppo, notevole dipendenza dagli altri, tendenza a spaventarsi e magari a perdersi d’animo.

 

2)     L’adulto: la componente adulta si sviluppa con l’età, con la maturazione del pensiero e del raggiungimento della razionalità. È la parte di noi che prende in mano le redini della vita, che è capace di autonomia e responsabilità, che sa raccogliere informazioni e poi prendere decisioni per risolvere problemi e svolgere compiti fondamentali per la sopravvivenza e il benessere. La nostra parte adulta, che chiamiamo “Io adulto”, ha il delicato incarico di mediare e integrare i desideri della nostra parte bambina, l’Io bambino”, e i valori e le regole del Genitore. A volte questa razionalità toglie spazio alle emozioni… Le persone che vivono troppo nello stato Adulto risultano un po’ fredde, aride, prive di slanci.

 

3)     Il genitore: il Genitore risente molto dell’immagine dei nostri veri genitori e della relazione con loro. Ogni essere umano ha registrato dentro di sé regole e giudizi sulle cose e sulle persone prima di aver avuto gli strumenti per poter analizzare la fondatezza di tali idee. Tutti noi abbiamo assimilato modelli di comportamento, modi di parlare, espressioni del volto che mirano sia a proteggere, aiutare, incoraggiare il prossimo, che a cercare di indirizzarlo, dominarlo, in qualche caso criticarlo. È facile che, chi ha potuto contare su persone protettive e al contempo autorevoli, sviluppi in sé figure interiori rassicuranti, capaci di mettere in guardia dai pericoli e di fungere da porto sicuro nelle tempeste della vita. Chi ha avuto genitori più severi e pedanti avrà probabilmente interiorizzato una sorta di giudice capace di condannare e censurare gli slanci e le emozioni… Il più delle volte la nostra parte Genitore è un misto di benevolenza e normatività.

 

La salute psicologica si ha quando le tre parti del nostro Io sono presenti in un equilibrio flessibile, dinamico, mobile. Nessuna parte deve essere soppressa o sacrificata, tutte e tre sono importanti risorse e devono trovare il proprio spazio.

 

Non va bene quando una di queste parti dilaga, prende il sopravvento. Conosciamo tutti persone il cui Bambino interiore non ha confini. Sono individui simpatici, capaci di ridere, comunicare l’emozione del momento. Però sono anche inaffidabili: Peter Pan che si rifiutano di crescere, negli affetti o nella vita lavorativa. Oppure sono persone troppo dipendenti, che si aggrappano agli altri, e in paticolare alle persone con un Genitore troppo importante.

 

Queste ultime sono super responsabili, affidabilissime. Amano prendersi cura degli altri, però spesso esagerano: sono iperprotettive e soffocano le persone intorno a loro con premure e attenzioni. Chi fa da mamma o da papà al partner si preoccupa per la sua salute, sbiga le incombenze al suo posto, pretende di indirizzarlo… e talvolta lo soffoca. Così facendo può tradire se stesso: in questa categoria ci sono le persone che diventano un po’ martiri perché, in modo sbilanciato, sacrificano la propria vita per il benessere degli altri e diventano dipendenti dal ruolo che si sono create. Altre volte le persone con un Genitore preponderante sviluppano un lato moralistico, severo, pedante: spesso si ergono a giudici per qualsiasi cosa, sono sempre attente ai difetti propri o altrui. I troppo Adulti sono persone su cui si può sempre contare, ma sono sterili, anaffettive, noiose… Mai un gioco, una trasgressione. Da ragazzi sono sempre e solo chini sui libri e da grandi sono lavoratori indefessi, ben preparati, ma privi di slanci creativi. Anche nella vita di coppia sono così: inappuntabili, ma ingabbiati in un ruolo che non consente le piccole follie che colorano la vita.

 

Le persone equilibrate hanno un Bambino abbastanza libero, un Adulto saggio e ben sviluppato e un Genitore che offre messaggi utili per affrontare le difficoltà. Sanno dare spazio al lato infantile e spontaneo della vita, sanno quando è il momento di lavorare con concentrazione, sanno quando prendersi cura degli altri in modo sano. Questi individui sono capaci di guardare realisticamente all’esistenza, di far fronte alle sue richieste e nello stesso tempo di provare piacere.

 

Gli stati dell’Io influenzano il modo di comunicare con gli altri. A seconda dello stato in cui ci troviamo, formuliamo certe frasi e non altre, e di conseguenza otteniamo un determinato tipo di risposte e non un altro. In genere, la comunicazione che funziona meglio è quella sul livello paritario, tra due persone che sono entrambe nello stesso stato.

 

Tra Bambini, perché si crea quella complicità su una prospettiva piacevole, o nel confidarsi un timore, o nel buttare tutto sullo scherzo.

 

Tra Adulti in quanto si crea una pacata organizzazione delle cose da fare, e un confronto equilibrato delle rispettive opinioni.

 

Tra Genitori perché viene condivisa la critica di persone o situazioni, oppure un atteggiamento di sollecitudine.

 

Questa comunicazione tra individui nello stesso stato dell’Io, chiamata transazione parallela, in genere non crea problemi: le persone hanno la stessa visione delle cose e riescono a comunicare perfettamente, in un contesto ideale e in situazioni specifiche.

 

Le cose si complicano quando le comunicazioni sono incrociate (transazione incrociata): una persona comunica come Bambino e vorrebbe la risposta del Bambino; l’altro risponde come Genitore, o come Adulto. Nella transazione incrociata non risponde lo stato dell’Io cercare, ma un altro: nello scambio la persona non trova quel che cercava. Da questa situazione possono sorgere incomprensioni, difficoltà, litigi, la rapida chiusura della comunicazione. L’unica possibilità, affinché la conversazione possa durare, è data dal cambio di livello della personalità di uno dei due interlocutori (che passa sullo stesso piano dell’altro), o di entrambi, che si spostano su un altro livello.

 

La comunicazione è paritaria se le persone sono sullo stesso livello dell’Io. In alcuni casi, per poter procedere nel dialogo e ottenere un obiettivo comune è necessario che uno dei due o entrambi cambino livello. Nella vita normale e nella comunicazione sana, gli stili sono flessibili, cioè i livelli dell’Io mutano a seconda delle situazioni del momento. Non è sbagliato comunicare talvolta come bambini, lasciando il via libera alla spontaneità o ai timori, così come è inevitabile e giusto che ogni tanto affiori il Genitore, che ammonisce e protegge, o l’Adulto che raffredda una situazione. Ci sono persino circostanze particolari in cui le transazioni incrociate si rivelano del tutto adeguate. Possono servire a chiudere una comunicazione sgradevole o a porre termine a una lite.

 

Se ci si fossilizza in uno stato e ci si irrigidisce in un ruolo, la comunicazione è disturbata e i rapporti ne risentono. Se diventiamo consapevoli dello stile con il quale comunichiamo più spesso, possiamo capire come mai talvolta non riceviamo quello che veramente vorremmo.

 

In genere, le persone che vengono a conoscenza della teoria degli stati dell’Io della Psicologia Transazionale non hanno difficoltà a capire se dentro di sé c’è una parte un po’ preponderante. Tutti noi sappiamo se, magari nei periodi di stress, tendiamo a dare più spazio a uno degli stati dell’Io. Una cerca propensione verso uno stato è qualcosa di comune, ma il concetto è che più riusciamo a dare spazio a tutte e tre le componenti, più la nostra vita guadagnerà in equilibrio, realizzazione e serenità.

 

Osserviamoci nelle comunicazioni con gli altri e facciamo attenzione a ciò che diciamo e al tono della nostra voce. Siamo pacati, gentili, aperti, seri all’occorrenza (Adulti)? O buttiamo tutto sullo scherzo, o siamo lamentosi e richiedenti (Bambini)? O ci mettiamo in una posizione difensiva e arrogante, pretendendo di avere sempre ragione (Genitori)?

 

Secondo la Psicologia Transazionale, i conflitti sono spesso la conseguenza di un’azione che il Bambino vuole intraprendere e che il Genitore blocca con messaggio limitante. Questo spiega perché alcuni di noi vanno in crisi quando devono prendere decisioni. I messaggi provenienti dal Genitore andrebbero sempre analizzati: sono preziosi e funzionali al nostro bene, o sono un retaggio superato della nostra infanzia, la semplice eco di quello che ci ripeteva sempre la mamma?

 

Nei primi anni di vita anche la parte Adulta muove i primi passi. Si sviluppa piano piano, insieme alla nostra intelligenza. Tale processo può venir ostacolato da “incidenti di percorso”, piccoli o grandi, da cui nessuno è garantito. Ora che siamo adulti anagraficamente, dovremmo cercare di sviluppare adeguatamente il nostro Adulto interiore. Occorre dare ascolto, spazio, fiducia, a quel poco o tanto di Adulto che ciascuno di noi già possiede. Occorre anche diventare consapevoli di quelle situazioni in cui il Bambino o il Genitore rubano lo spazio all’Adulto e ci rendono difficile un comportamento realistico. È l’Adulto che, facendo da mediatore tra il Genitore e il Bambino, ci permette di agire con equilibrio e saggezza.

 

È sin troppo facile reprimere il proprio Bambino interiore. Quando emerge, con la sua spontaneità, l’Adulto in noi può decidere di dargli spazio immediatamente, se la situazione lo consente, o tenerlo gentilmente da parte, per lasciarlo libero appena possibile.

 

I tre stati dell’Io hanno qualcosa in comune. Quel qualcosa che Berne ha chiamato “fame di carezze”, che nel bambino piccolo si manifesta come bisogno di contatto fisico, e nell’adulto come bisogno di relazione, di riconoscimento della propria persona, di scambio affettivo. Si tratta di un concetto chiave dell’Analisi Transazionale: per la nostra felicità e il nostro equilibrio non dobbiamo negare questo bisogno profondo, ma al contrario ammetterlo e cercare di soddisfarlo. Tutti noi stiamo meglio se le altre persone ci mostrano di accorgersi di noi, di apprezzarci, se ci sorridono, ci parlano amichevolmente, ci toccano gentilmente. Questi scambi positivi contribuiscono al nostro benessere, ed è giusto cercare di aumentarli, dando altri quello che vorremmo ricevere. Mostriamo calore e amicizia verso il mondo: i riconoscimenti arriveranno.

 

Picologia transazionaleultima modifica: 2007-09-07T12:09:06+00:00da bracca82
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