I collezionisti

Se fino a ieri si pensava che collezionare oggetti inutili nascondesse una forma di comportamento ossessivo-compulsivo, oggi si sa che questa insolita quanto diffusa passione può nascere anche da un trauma. L’istinto ad accumulare oggetti stravaganti sarebbe causato da un’alterazione del lobo frontale del cervello (soprattutto dalla parte destra). Questa passione, definita “fine a se stessa”, farebbe parte di quella serie di comportamenti e pensieri che denotano un disordine di ansia.

 

Alterazioni in un’area del lobo frontale della corteccia, in particolare sul lato destro, sono risultate evidenti in tutti i maniaci dell’accumulo.

 

Conoscere l’esatta localizzazione del trauma nel cervello non aiuta a risolvere i loro problemi quotidiani. Dal punto di vista terapeutico le cose non cambiano: il collezionismo di oggetti inutili viene considerato un tipico comportamento ossessivo-compulsivo e come tale va curato. I dottori della psiche non risparmiano i collezionisti più “seri”, come i bibliofili o i filatelici, e avvertono: preso in dosi accettabili il collezionismo è salutare e perfino terapeutico contro lo stress, ma quando questa passione diventa incontrollabile, essa può diventare un ostacolo alla vita sociale perché indebolisce i legami familiari, portando la persona a rinchiudersi nel suo mondo pieno di libri, francobolli, quadri e pipe rarissime.

 

Nel bambino la tendenza a collezionare emerge spontaneamente: non è insolito osservare un ragazzino di 6 anni mentre conserva accuratamente le foglie di alberi, le conchiglie trovare sulla spiaggia, i giocattoli rotti o le figurine. Una tendenza ben nota ai pubblicitari che la utilizzano per incrementare le vendite dei prodotti destinati ai piccoli. Il collezionismo in età evolutiva è positivo perché aiuta a sviluppare alcune competenze, come la conoscenza degli oggetti, la capacità di classificarli, di fare comparazioni, analogie e differenze. La raccolta di oggetti porta il bambino a confrontarsi con i coetanei, con i quali scambiare figurine, soldatini o altro, avendo così la possibilità di creare importanti relazioni sociali. Se dai 6 ai 10 anni il desiderio di raccogliere risponde al bisogno di ordinare il mondo in categorie, in età adulta subentra la necessità di soddisfare l’esigenza di compiutezza e di ricerca. Così anche l’oggetto della collezione cambia. Se la tendenza al collezionismo permane con gli stessi meccanismi, gli psicologi parlano di “bisogno di controllare l’ansia di separazione” dagli oggetti dell’infanzia. È il caso degli adulti che raccolgono e scambiano figurine o soldatini.

 

Qualsiasi collezionista ha il culto dell’ego, un po’ come l’avaro che gode nell’accumulare e nel pensare che ciò che possiede è suo e soltanto suo. Chi ha l’hobby di collezionare monete antiche, opere d’arte o francobolli può essere mosso da questo tipo di appagamento. Risulta meno comprensibile il collezionismo fine a se stesso, come raccogliere i tappi di bottiglia o le scatole di dadi per brodo. Eppure, anche nel trattenere cose inutili qualcuno riesce, se non a sconfiggere del tutto, almeno a combattere l’ansia. Il gesto di raccogliere, ordinare e catalogare un oggetto aiuta a infondere sicurezza. Un po’ come l’ossessivo che trae soddisfazione dalla esasperata ritualità e ripetitività di alcuni gesti. Che sia “sensata” o fine a se stessa, la raccolta di oggetti di vario genere deve rimanere entro certi argini, altrimenti rischia di sconfinare nell’ossessione vera e propria, che porta alla ricerca affannosa e speculativa di cose di ogni tipo. In questo caso, il collezionismo perde la sua principale caratteristica (costituita dalla soddisfazione di possedere un oggetto) e si tramuta in un continuo e gravoso investimento di energie psichiche e di risorse economiche. Il collezionista patologico arriva a estraniarsi dalla famiglia, dagli amici e a vivere unicamente in funzione dell’oggetto da collezionare o del pezzo che manca per completare la raccolta.

 

Un libro, un disco o un’etichetta rara perdono la loro connotazione reale e diventano veri e propri feticci. Non è vero che le donne siano del tutto estranee al collezionismo: pare che ci sia una collezionista femmina per ogni due appassionati uomini. La prevalenza maschile è frutto di un retaggio culturale: gli uomini sono portati all’individualismo e al senso del possesso, ma le donne privilegiano le relazioni umane.

 

Secondo Sigmund Freud il collezionismo è un antico rituale che ha lo scopo di contrastare gli impulsi aggressivi e sessuali.

 

I collezionistiultima modifica: 2007-09-04T11:33:12+00:00da bracca82
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