Diogene

 

Diogene di Sinope, il clinico per eccellenza, è stato l’inconsapevole creatore di un modello insostituibile: quello del filosofo trasandato, incurante delle tradizioni e irrispettoso verso i ricchi e i potenti. La sua vita è una continua serie di “sfide” al pensiero comune e alle convenzioni sociali, così estreme che lo stesso filosofo non ebbe grandi ammiratori e seguaci quando era in vita. In seguito la sua figura cominciò a diventare leggendaria per i comportamenti bizzarri compresi e ammirati. A chi non piacerebbe sentirsi così libero e soddisfatto di se stesso da disprezzare soldi, fama e potenti? A chi non piacerebbe dire a un potente come Alessandro il Grande “Spostati, la tua ombra mi impedisce di prendere il sole”? Oggi come allora, la libertà rimane per molti un sogno irrealizzabile.

 

Di Diogene non sono pervenuti scritti. Il suo insegnamento ci è giunto attraverso le descrizioni di chi lo ha visto “in azione”. Questo predominio della realtà sulla teoria è un caposaldo della sua filosofia: la virtù va perseguita attivamente, con gesti inequivocabili, non attraverso lo studio. Il filosofo amava temprare il fisico con la fatica e il dolore: un animo forte deve essere sostenuto da un corpo vigoroso.

 

Il filosofo greco si sentiva a casa ovunque si trovasse e fu la prima persona a sostenere di essere “cittadino del mondo”. Gli bastava vivere, non importava dove. Così facendo si immergeva sempre più nella natura, intesa come pura semplicità. Egli, a differenza dei suoi contemporanei, pensava che i bambini fossero l’emblema della purezza, perché non ancora corrotti dai bisogni della vita.

 

Diogene fu il più grande castigatore delle convenzioni sociali: sputava sul pavimento, espletava i bisogni all’aria aperta, non si curava di chi aveva intorno. Questo suo estremismo lo portava ai margini della società. Ciò che voleva insegnare non è la maleducazioni fine a se stessa, ma la libertà che ciascuno può ottenere quando si allontana dall’obbligo delle consuetudini.

 

Diogene aveva venduto la propria casa per vivere in una botte. Aveva gettato la sua scodella per mangiare con le mani. Aveva un solo mantello, estate e inverno. Queste cose non erano necessarie all’uomo che voleva ricercare la verità dentro di sé.

 

Diogeneultima modifica: 2007-05-31T11:27:18+00:00da bracca82
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